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Intervista a Marco Petrus

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Intervista a Marco Petrus

Marco Petrus sta lavorando a un nuovo progetto, che vedrà la luce in autunno a Trieste. Gli abbiamo chiesto di raccontarci di che cosa si tratta.

Ci racconti a che cosa stai lavorando?
Sto concludendo un ciclo di opere iniziato circa due anni fa, dedicato a Trieste e ad alcune città del nord-est Europa.

Come si intitolerà la mostra, e dove si terrà?
Si intitolerà "Trieste al centro" e si inaugurerà il 24 Ottobre al Salone degli incanti dell'ex Pescheria di Trieste.

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Come sarà articolata?
La sezione centrale, che sarà dedicata a Trieste, comprende dettagli di architetture che partendo dai primi del '900 (con gli edifici di Max Fabiani) arrivano agli anni Quaranta (con i palazzi progettati da Umberto Nordio), più qualche proiezione in avanti fino all'Ospedale di Cattinara, che è stato costruito nel 1965 da Luciano Semerani. Un'altra quindicina di opere riguardano invece Budapest, Lubiana, Praga e Vienna, e anche in questi casi le architetture si riferiscono prevalentemente alla prima metà del secolo scorso. L'ultimo (o il primo) quadro è una grande Torre Velasca ed è un omaggio a uno dei progettisti : Ernesto Nathan Rogers, architetto triestino di cui proprio quest'anno ricorre il centenario della nascita.

Da cosa nasce questo tuo interesse per le città del centro Europa?
Scuola (Architettura, uomini e storia/e) Casa (Viaggio, c'è sempre un ritorno) e Chiesa (Pittura, rituale e straniamento).

Hai scoperto un "volto" nascosto, che non conoscevi, nelle città che hai "ritratto"?
Dico sempre, paradossalmente, che la città è un pretesto. Una grande aula di Accademia piena di modelli. La ricerca è sull'identità artistica, non tanto sull'identità delle città stesse. Quindi ometto, scelgo, seleziono quelle case/cose che mi sono congeniali al linguaggio che quadro dopo quadro, città dopo città mi sono costruito, una poetica della modernità in chiave contemporanea.
 

Rumors

Dopo Federico Guida, Davide Nido e Felipe Cardeña, quest'anno toccherà a Stefano Abbiati realizzare la copertina del cd del concorso Rock Targato Italia, uno tra le più importanti rassegne per gruppi emergenti italiani, ideata dal produttore musicale Francesco Caprini. Abbiati, che fu tra i finalisti del Premio Italian Factory nel 2004, è oggi considerato uno tra i giovani emergenti più promettenti; la primavera scorsa, una sua personale è stata presentata nell'ambito dell'ultima edizione di (Con)Temporary, al Superstudio Più, a cura di Gianluca Marziani.

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Brutto colpo di sole per Daniela Clerici, direttrice di Arte Mondadori. La rivista che fu del grande Nuccio Madera, infatti, dedica il numero estivo agli artisti da comprare. Peccato che, sul fronte italiano, non ne azzecchi uno: qualche nome ovvio come Ontani, e pochi ex giovani, già passati di moda, che nessuno ha mai visto in un'asta. Mentre non ha inserito neppure uno dei tanti bravissimi pittori e scultori italiani ai quali, per dieci anni, ha dedicato servizi e copertine, o che hanno vinto il Premio Cairo: da Pignatelli, a Di Piazza, a Siciliano, a Petrus, a Demetz, e molti altri, un tempo sostenuti dalla battagliera rivista che fu di Madera. Artisti che, nel frattempo – forse l'unica a non accorgersene è proprio la distrattissima diretttrice di Arte – sono finiti nelle aste internazionali con ottimi risultati, o alla Biennale, o in musei importanti come il Pac e il Macro di Roma. Forse l'unica a non accorgersene è stata proprio Daniela Clerici. Un pessimo servizio ai suoi lettori, e soprattutto ai tanti collezionisti che continuano a comprare le loro opere.

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Flash Art ha invece dedicato, con vent'anni di ritardo, e con un piatto compitino da studente di scuole superiori firmato Giacinto Di Pietrantonio, la copertina ad Andrea Pazienza. Curiosa riabilitazione postuma, dal momento che, nei vent'anni precedenti, ha guardato strabicamente e sempre altrove: mentre i pittori italiani, sistematicamente snobbati e vilipesi da Politi, guardavano e leggevano e amavano – loro, sì, davvero, quand'era il momento di leggerlo – proprio le tavole di Andrea Pazienza… Meglio tardi che mai.

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La nuova ondata pittorico-figurativa, che sta finalmente imponendosi sul noiosissimo concettualismo internazionale, è stata "sdoganata" anche dal Corriere della Sera in un articolo di Vincenzo Trione, che, in un articolo intitolato "La rivincita dei pittori neoumanisti: addio al post-minimalismo che ha riempito le gallerie di opere asettiche", denuncia il paradosso per cui "si tende a parlare della pittura come di una disciplina di retroguardia, mentre alle aste i dipinti costituiscono i due terzi dei lotti venduti". E aggiunge che quello pittorico è "un new deal che lascia indifferenti molti critici delle ultime generazioni, spesso vittime di conformismo". Trione cita, tra gli artisti che "vogliono sperimentare, rimanendo dentro la tradizione", alcuni nomi consolidati, come Pignatelli. E, tra i nuovi, il bravo Christian Leperino. Dal canto suo, Luca Beatrice gli fa da sponda, sul Giornale, rincarando la dose. E cita, tra gli artisti da tenere d'occhio, Massimiliano Alioto.

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Trasferta siriana per Desiderio. Il giovane artista è stato infatti scelto per partecipare a un simposio internazionale di pittura a Damasco, assieme a molti altri pittori, giovani e non solo, provenienti da tutto il mondo. Con lui c'era anche il bravissimo artista danese, ma residente a Roma, Hannu Palosuo.

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Mauro Reggio ha vinto il Il Premio Museo d'arte contemporanea e moderna del Museo Michetti di Francavilla al Mare, in occasione della 61esima edizione del Premio Michetti. L'edizione del Premio Michetti è invece stata vinta ex aequo da Angelo Casciello e da Francesco Cervelli. Tra i segnalati, anche Alberto Di Fabio, Stefano Di Stasio e Tommaso Cascella.

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Trasferta argentina di Omar Galliani con… colpo di scena. L'artista doveva infatti esporre una quindicina di quadri al Centro Cultural Borges di Buenos Aires, a fianco dei disegni di Francis Bacon. Solo che, per uno sciopero dei lavoratori argentini, i quadri di Galliani rischiavano di non arrivare in tempo per l'inaugurazione. L'artista non si è perso d'animo, e ha… disegnato su tutti i muri del museo! La mostra è apparsa così ancora più bella e suggestiva, con i grandi disegni di Galliani che occupavano quasi tutte le pareti del Museo Borges.