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Mimmo Rotella Mimmo ROTELLA

Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 - Milano, 2006).
Trasferitosi a Roma, lavora come disegnatore al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, mentre produce le sue prime opere sperimentando vari stili senza mai trovarvi soddisfazione.
Dal 1949 si esibisce anche come performer di poesia "epistaltica", di cui nel 1955 elabora un manifesto, pubblicato da Leonardo Sinisgalli in Civiltà delle Macchine.
Dopo la sua prima personale in cui espone composizioni astratto-geometriche, nel 1951 lascia Roma per Kansas City, dove è artist in residence nella locale università. Dopo un felice incontro con il critico e filologo Emilio Villa, Rotella arriva a elaborare e a codificare un suo proprio linguaggio, quello del décollage, ottenuto strappando i manifesti delle pubblicità murali.
Espone i suoi primi décollages astratti nel 1954 in I Sette pittori sul Tevere, ponendosi all'attenzione della critica e del pubblico per la novità del suo linguaggio.
In questi anni il fotografo Milton Gandel lo definisce un "new dadaist".
La sua prima personale da décollagista è del 1955 alla Galleria del Naviglio di Milano.
Alla fine degli anni cinquanta, riscopre l'integrità dell'immagine e volge al figurativo.


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Nel 1961 Rotella aderisce al movimento dei Nouveau Réalisme teorizzato dal critico Pierre Restany. Con i Nouveaux Réalistes partecipa a importanti esposizioni internazionali, tra cui A 40° au-dessus de Dada (Parigi, Galleria J), New Realism (New York, Sidney Janis Gallery).
In Cinecittà (1962), alla Galleria J di Parigi, mostra al pubblico la prima serie di lavori sul cinema, alcuni dei quali sono anche presenti nel 1964 alla Biennale di Venezia, in cui gli viene dedicata un'intera sala. Trasferitosi a Parigi, dove rimane fino ai tardi anni ottanta, continua a sperimentare nuove tecniche, dedicandosi al riporto fotografico, all'artypo e alla mec'art, sperimentando, ma senza mai abbandonare il décollage.
Creatore di icone che ormai rientrano nella storia dell'immagine, oltre che in quella dell'arte, Mimmo Rotella ha inaugurato a Milano la sua Fondazione, sta facendo costruire una casa-museo a Catanzaro e nel 2002 è stato insignito al Quirinale della medaglia d'oro per le arti visive dal Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi. Dopo la Laurea Honoris Causa in Architettura (2003). Nel 2004 partecipa a Iconica. Arte contemporanea e archeologia, in collaborazione con Italian Factory e nel 2005 gli è stato assegnato il Premio alla Carriera della XIV Quadriennale di Roma, mentre Rotella prosegue la sua attività, tra musica, cinema e carte strappate.

 

 

Rumors

Brutto colpo di sole per Daniela Clerici, direttrice di Arte Mondadori. La rivista che fu del grande Nuccio Madera, infatti, dedica il numero estivo agli artisti da comprare. Peccato che, sul fronte italiano, non ne azzecchi uno: qualche nome ovvio come Ontani, e pochi ex giovani, già passati di moda, che nessuno ha mai visto in un'asta. Mentre non ha inserito neppure uno dei tanti bravissimi pittori e scultori italiani ai quali, per dieci anni, ha dedicato servizi e copertine, o che hanno vinto il Premio Cairo: da Pignatelli, a Di Piazza, a Siciliano, a Petrus, a Demetz, e molti altri, un tempo sostenuti dalla battagliera rivista che fu di Madera. Artisti che, nel frattempo – forse l'unica a non accorgersene è proprio la distrattissima diretttrice di Arte – sono finiti nelle aste internazionali con ottimi risultati, o alla Biennale, o in musei importanti come il Pac e il Macro di Roma. Forse l'unica a non accorgersene è stata proprio Daniela Clerici. Un pessimo servizio ai suoi lettori, e soprattutto ai tanti collezionisti che continuano a comprare le loro opere.

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Flash Art ha invece dedicato, con vent'anni di ritardo, e con un piatto compitino da studente di scuole superiori firmato Giacinto Di Pietrantonio, la copertina ad Andrea Pazienza. Curiosa riabilitazione postuma, dal momento che, nei vent'anni precedenti, ha guardato strabicamente e sempre altrove: mentre i pittori italiani, sistematicamente snobbati e vilipesi da Politi, guardavano e leggevano e amavano – loro, sì, davvero, quand'era il momento di leggerlo – proprio le tavole di Andrea Pazienza… Meglio tardi che mai.

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La nuova ondata pittorico-figurativa, che sta finalmente imponendosi sul noiosissimo concettualismo internazionale, è stata "sdoganata" anche dal Corriere della Sera in un articolo di Vincenzo Trione, che, in un articolo intitolato "La rivincita dei pittori neoumanisti: addio al post-minimalismo che ha riempito le gallerie di opere asettiche", denuncia il paradosso per cui "si tende a parlare della pittura come di una disciplina di retroguardia, mentre alle aste i dipinti costituiscono i due terzi dei lotti venduti". E aggiunge che quello pittorico è "un new deal che lascia indifferenti molti critici delle ultime generazioni, spesso vittime di conformismo". Trione cita, tra gli artisti che "vogliono sperimentare, rimanendo dentro la tradizione", alcuni nomi consolidati, come Pignatelli. E, tra i nuovi, il bravo Christian Leperino. Dal canto suo, Luca Beatrice gli fa da sponda, sul Giornale, rincarando la dose. E cita, tra gli artisti da tenere d'occhio, Massimiliano Alioto.

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Trasferta siriana per Desiderio. Il giovane artista è stato infatti scelto per partecipare a un simposio internazionale di pittura a Damasco, assieme a molti altri pittori, giovani e non solo, provenienti da tutto il mondo. Con lui c'era anche il bravissimo artista danese, ma residente a Roma, Hannu Palosuo.

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Mauro Reggio ha vinto il Il Premio Museo d'arte contemporanea e moderna del Museo Michetti di Francavilla al Mare, in occasione della 61esima edizione del Premio Michetti. L'edizione del Premio Michetti è invece stata vinta ex aequo da Angelo Casciello e da Francesco Cervelli. Tra i segnalati, anche Alberto Di Fabio, Stefano Di Stasio e Tommaso Cascella.

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Trasferta argentina di Omar Galliani con… colpo di scena. L'artista doveva infatti esporre una quindicina di quadri al Centro Cultural Borges di Buenos Aires, a fianco dei disegni di Francis Bacon. Solo che, per uno sciopero dei lavoratori argentini, i quadri di Galliani rischiavano di non arrivare in tempo per l'inaugurazione. L'artista non si è perso d'animo, e ha… disegnato su tutti i muri del museo! La mostra è apparsa così ancora più bella e suggestiva, con i grandi disegni di Galliani che occupavano quasi tutte le pareti del Museo Borges.