Aron Demetz

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Aron DemetzAron Demetz

È nato a Vipiteno nel 1972, ed è considerato uno tra i migliori interpreti di quella rivoluzione che ha caratterizzato il nuovo modo di concepire e di praticare la scultura in Italia negli ultimi anni, che ha visto nel recupero dei linguaggi locali e regionali il suo punto di forza, all'interno, però, di una sensibilità fortemente e marcatamente contemporanea. Dopo aver frequentato l’Istituto d’Arte e la Scuola Professionale per la scultura in legno di Selva di Val Gardena, dal 1986 al 1993, prosegue gli studi con lo scultore Willy Verginer. Dal 1997 al 1998 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Norimberga. Riprendendo la tradizione della scultura lignea tipica della Val Gardena, Demetz si è fatto conoscere, oltre che per l’estrema raffinatezza della sua mano, alleggerita dei tratti più grevi e banalizzanti della tradizione "popolare" e artigianale, anche per la particolare caratterizzazione dei personaggi che ritrae, nella tanto lodata icasticità e concisione del suo tratto plastico. Le sue figure, di una classicità sempre disciplinata, aprono inquietanti interrogativi esistenziali, che possono via via riguardare l’identità, la vita interiore, la religiosità, rimanendo sempre sospesi nell’umore indefinito e silenzioso del non detto.  

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Gli oggetti che a volte compaiono, siano essi animali–simbolo, o oggetti d'uso quotidiano - una scarpa, un accessorio, un abito -, o, in certi casi, veri e propri elementi architettonici o d'arredo - come una poltrona, un divano, o un confessionale da chiesa -, sembrano richiamarsi ad una trama sospesa e indecifrabile, tanto quanto le espressioni fisse dei soggetti trattati rimandano a riflessioni, etiche ed esistenziali, solamente accennate, di cui si lascia sempre la decifrazione al fruitore. Vittorio Sgarbi, tra i primi critici italiani a sostenere ed apprezzare l'opera del giovane scultore altoatesino, ha scritto che quella di Demetz è "una immagine ritrovata, dopo tante frantumazioni e traumi e faticate forme per riaffermare la semplice misura del corpo. Demetz", scrive Sgarbi, "si sbarazza di un passato ingombrante, di ogni situazione di dubbio, e risale a una immagine prima cui nessun’altra soccorre. Non conosce il tormento della forma di Vangi. Alle sue spalle la verginità dello sguardo era stata da poco recuperata nella terracotta dipinta e nel bronzo da Giuseppe Bergomi, mentre lontano dall’Italia, ma in un eletto spirito classico, aveva elaborato legni policromi il giapponese Funakoshi, maestro lontano e diretto di Demetz".
Nel 2003, Demetz partecipa alla prima mostra del Progetto Italian Factory, La nuova scena artistica italiana, tra gli eventi collaterali della 50sima Biennale di Venezia; nel 2003-2004, alla mostra Da Tiziano a De Chirico - La ricerca dell' identità, a cura di Vittorio Sgarbi, e a Iconica, Arte contemporanea e Archeologia, in Sicilia; nel 2005-2006 a L'inquietudine del volto, da Lotto a Freud, a cura di Vittorio Sgarbi; nel 2006 ad Arte-Tempio, Kunst im Sakralraum, a cura di Peter Weiermair, al Palazzo Vescovile di Bressanone; nel 2007 a Italiana, Shangay Art Museum, e a La Nuova scena artistica italiana, Taipei Art Museum, entrambe a cura di Alessandro Riva; sempre nel 2007, a Arte e omosessualità, a cura di Vittorio Sgarbi e Eugenio Viola, e a Nuovi Pittori della realtà, Premio Michetti 2007, a cura di Maurizio Sciaccaluga, oltre che a Les Fleurs du mal, a cura di Danilo Eccher, ad Arcos Museo d'arte contemporanea di Benevento; nel 2008, il Padiglione d'arte contemporanea di Milano gli dedica una grande mostra personale, prodotta da Italian Factory e curata da Danilo Eccher. Nel 2009 è invitato da Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli al Padiglione Italia della 53esima Biennale di Venezia.
Ultimo aggiornamento ( Martedì 16 Giugno 2009 14:15 )  

Rumors

Si è appena conclusa la Fiera di Bologna con un bilancio tutto sommato positivo. I galleristi sono cautamente soddisfatti, anche quelli stranieri, e pare che abbiano avuto successo soprattutto i giovani artisti e le nuove proposte. Tra le new entry di grido quest’anno si registra l’arrivo della mitica galleria newyorchese di Jonathan Levine, ormai punto di riferimento internazionale del surrealismo pop, che presentava tra i suoi artisti, oltre ai cavalli di battaglia da sempre come Ray Caesar e Tara McPherson, anche gli italiani Fulvio Di Piazza e Marco Mazzoni. Tra le tante curiosità, la Dream Machine di Donato Piccolo, i pupazzi di Luana Perilli (Buster Keaton, Charlie Chaplin, Clara Bow) protagonisti di un video in fiera e al Macro e i badili griffati alla maniera di Wim Delvoy di Bertinetti & Co. Ma certo non solo queste...

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La giovane stilista Anna Kabirova (originaria di una delle più antiche famiglie di Samarcanda, in Uzbekistan) ha appena realizzato una nuova collezione di abiti… d’arte. La stilista, che ha sempre guardato all’eleganza e all’essenzialità del bianco  nero, si è infatti ispirata, per i nuovi modelli, ai recenti quadri in bianco e nero di Svitlana Grebenyuk, che per l’occasione sono stampati direttamente sulla stoffa degli abiti. Il risultato è estremamente elegante ed efficace. Brava Kabirova! Un ottimo esempio di connubio tra arte e moda!

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E’ nata una nuova tendenza formale: la Good Painting. A crearla, su misura per Aldo Damioli, è stata la storica dell’arte Elena Pontiggia. Che dell’artista milanese scrive (in occasione della mostra che inaugura sabato 8 gennaio, ad Ascoli, presso il centro d’arte “L’Idioma”): “Alla Bad Painting, Damioli risponde con una Good Painting, che non è esercizio accademico, ma passione per la precisione e la compiutezza della forma… Le sue sono città filosofiche, sottratte al disordine della vita, dove tutto è nitido come in un negozio di cristalli”. In mostra ci saranno acquerelli e disegni; ma anche sulla carta, l’artista mantiene la sua nitidezza e il suo ordine formale. In una parola, Good Papers.

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Durante le vacanze di Natale è scomparsa Antonina Zaru, gallerista che ha seguito molto la pittura e la scultura italiane. Con la sua Capricorno Gallery aveva infatti condotto un’instancabile lavoro di sostegno agli artisti italiani non solo a Capri - dove aveva portato molti artisti a lavorare per progetti sul territorio - ma in tutt’Italia, con contatti con le istituzioni pubbliche, e spesso anche fuori dai confini nazionali. “Ho un grande rispetto per gli artisti”, aveva detto in un’intervista, “Hanno bisogno di interlocutori, di estimatori per essere incoraggiati, spronati, apprezzati”.

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Il critico Alberto Zanchetta ha passato in rassegna quello che in questi ultimi anni è parso come il simbolo più amato, usato ed abusato nell’arte contemporanea mondiale, onnipresente nelle fiere e nelle rassegne d’arte: il teschio. Ora il lavoro storico-critico è giunto alla fine, ed è pronto per andare in libreria. Il titolo? Fenomenologia della Vanitas: Storia del teschio delle arti visive.

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Pablo Echaurren e Claudia Salaris diventano una Fondazione. Lui - figlio di Sebastian Matta - è uno dei più noti artisti italiani (le sue opere sono in mostra alla Fondazione Roma Museo fino al 28 marzo), lei una delle più accreditate storiche delle avanguardie, e in particolare del Futurismo. La Fondazione Echaurren Salaris riunirà migliaia di manifesti, libri e manoscritti sul Futurismo collezionati da entrambi nel corso degli anni, oltre al lavoro di catalogazione e di studio dell’opera di Matta, e di quella dello stesso Echaurren.

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E’ morto improvvisamente a Madrid, all'età di 51 anni, nella notte tra l’1 e il 2 gennaio, il pittore, architetto e scenografo spagnolo Sigfrido Martín Begué. Pittore “immaginifico”, come l’hanno ricordato gli amici della galleria Il Polittico (che hanno fatto conoscere il suo lavoro in Italia), Martín Begué aveva creato uno stile effervescente, ricco di significati simbolici e dai risvolti neosurrealisti e metafisici. Autore di molte scenografie teatrali, amico di Pedro Almodovar fin dai tempi della Movida madrileña, Begué “viveva intensamente la vita come un musical”, ha detto un amico.

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Non è di Blu, né di Ozmo, né di Bros, tanto per fare i nomi di alcuni tra i migliori street artists italiani. È infatti di un altro street artist, anche lui bravissimo, ma australiano  - Anthony Lister – l’unico graffito “italiano” pubblicato sul volume che la casa editrice Taschen ha dedicato all’arte urbana. “Trespass: A History Of Uncommissioned urban Art” riporta infatti, come unica opera realizzata in Italia, quella che Lister ha realizzato a Legnano nell’aprile del 2008. Speriamo che nella prossima edizione ci sia anche qualche graffito… veramente italiano. Come quello che BluErica il cane hanno realizzato nel 2007 sulla parete esterna del Pac, in occasione della mostra Sweet Art Street Art, unico esempio di street art (legale, in questo caso) realizzata sulla parete di un museo d’arte contemporanea…

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Mentre si attende il nome del vincitore del prossimo Premio Italian Factory per la giovane pittura italiana, che verrà decretato il 15 dicembre alla First Gallery di Roma, Desiderio (vincitore dell’ultima edizione del Premio) è all’Avana. Si dice stia preparando un nuovo ciclo di quadri e un video ispirati alla città cubana. Sorprese in vista?

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Quest’anno è toccato al bravissimo pittore romano Paolo Fiorentino l’onore di offrire l’immagine-simbolo per il convegno dei Giovani imprenditori a Capri, intitolato “Lo Sguardo di Oggi sull’Impresa di Domani”. Fiorentino ha utilizzato, per l’occasione, un quadro intitolato Golden Space, che rappresenta uno dei suoi inconfondibili paesaggi geometrico-futuribili, dipinto però su foglia d’oro. Prima di Fiorentino, avevano già realizzato l’immagine per il convegno annuale dei giovani imprenditori artisti come Cucchi, De Maria, Paladino, Siciliano, Pintaldi, Velasco, Frangi, Busci e Alioto.

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Papa Benedetto XVI, in visita alla città di Palermo, ha appena ricevuto un dono… d'eccezione. Il Comune di Palermo gli ha infatti regalato, durante la cerimonia pubblica - di fronte a più di 200 mila fedeli - il modellino di un carro di Santa Rosalia. Niente di strano, no? Beh, qualcosa di strano c'è. Perché il carro ha grandi onde che ne ornano la prua, due enormi mani in preghiera di fronte alla statua della santa, un pesce che svetta in avanti… e anche una grande "doppia w" – simbolo di "W Palermo, W Santa Rosalia" -, illuminata a poppa. Un po' bizzarro, no? Beh, non più di tanto, se si pensa che l'autore del modellino è nientepopodimeno che Luigi Serafini, uno dei più creativi, geniali e spiazzanti artisti italiani...

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La mostra più provocatoria dell'anno ha appena inaugurato a Praga, nelle bellissime sale della Galerie Rudolfinum. Si intitola Decadence Now! – Visions of Excess. Tra i lavori ormai storici di artisti come Jeff Koons, Cindy Sherman, Araki, Jake & Dinos Chapman, David LaChapelle, Mapplethorpe, Pierre et Gilles, Matthew Barney, Damien Hirst, Keith Haring, Serrano, Gottfried Helnwein e molti altri mostri sacri dell'arte internazionale, spiccava anche un italiano… chi era? Maurizio Cattelan? No: si trattava di Paolo Schmidlin, con le sue celebri sculture-scandalo che rappresentano i sosia della Regina Elisabetta e del Papa in pose equivoche. Un vero successo per uno dei migliori scultori italiani. Con lui, c'era anche un'altra brava artista italiana: era la raffinata scultrice umbra Niba, dall'immaginario trasgressivo e un po' fetish.