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Intervista a Giulio Durini

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Giulio Durini - RitrattoGiulio Durini
Intervista


Giulio Durini, milanese, erede di una delle più antiche famiglie lombarde, i conti Durini di Monza, è un artista molto noto a livello nazionale, e già affermato anche fuori dall'Italia. In passato ha vissuto a New York (dove si è formato frequentando la New York Academy fondata da Andy Warhol), oltre che a Parigi, a Madrid e a Londra. Attualmente la sua vita si divide tra San Paolo del Brasile e Milano.

Qui, Durini si è da molti anni dedicato a un'operazione di recupero e di rilancio della storica Fondazione Durini, creata da un suo prozio, Antonio Durini, in onore del padre, il pittore Alessandro Durini, figura importante della cultura e della storia artistica milanese del secolo XIX.

Abbiamo rivolto alcune domande a Giulio Durini in occasione della riapertura di alcune sale, completamente restaurate, nel palazzo Durini di via Santa Maria Valle 2, e del rilancio della Fondazione come sede di importanti mostre istituzionali dedicate all'arte antica e contemporanea. Il primo appuntamento è fissato per il 29 settembre, con l'iniziativa "Passato e Presente alla Fondazione Durini", all'interno della quale sarà presentata una mostra personale dell'artista bresciano Livio Scarpella, uno tra gli esponenti più interessanti della nuova scultura italiana.

Cominciamo dalla Fondazione Durini, di cui sei Presidente. Che progetti ci sono per il prossimo anno?

Stiamo progettando una ricca stagione di mostre, di incontri, di aste, di conferenze e iniziative varie, dedicate all'arte e alla cultura italiana, e a quella milanese e lombarda in particolare, come da statuto della Fondazione. In questo momento, poi, stiamo recuperando, dal punto di vista architettonico, le sale del Palazzo, per poterle poi dedicare a mostre e iniziative istituzionali. Ma in futuro intendiamo anche aprire le porte a sponsor privati, aziende e marchi di qualità per creare joint venture con il mondo della moda, del design o di altri prodotti, purché di eccellenza, che possano portare linfa economica alla Fondazione per le sue manifestazioni istituzionali, dedicate specificatamente alla promozione dell'arte e della cultura.


E in particolare sull'arte contemporanea, che tipo di progetti avete?

La Fondazione ha per statuto la promozione e la valorizzazione dei linguaggi della pittura e della scultura contemporanee, con un occhio di riguardo per ciò che avviene in ambito lombardo. A questo, dunque, cerchermo di attenerci anche in futuro: tra tante fondazioni che si occupano di arte in senso più generale, la nostra avrà dunque sempre un occhio di riguardo per l'evoluzione di questi linguaggi specifici, senza però poter escludere temporanee incursioni in altri tipi di espressioni artistiche, dalla fotografia fino alla musica o alla letteratura: non abbiamo preclusioni a priori. Proprio in questi mesi stiamo decidendo, con i nostri collaboratori, la programmazione delle mostre e delle iniziative per il prossimo anno. Tra gli altri progetti in via di definizione, c'è anche l'apertura di stage e di residenze per artisti stranieri, che potranno essere ospitati in Fondazione, per preparare una mostra personale. Stiamo già lavorando in questo senso, e in futuro non escludiamo di estendere l'inziativa anche al borgo di Fabrica Durini in provincia di Como, dove c'è il Castello.

La Fondazione possiede uno spazio bellissimo, in via via Santa Maria Valle, in pieno centro, in un palazzo settecentesco. A che punto sono i lavori di restauro delle sale?

In questo momento sono finite le prime cinque sale, per una superficie totale di 400 mq. Abbiamo poi restaurato una parte del cortile, che viene usato durante gli eventi. E a partire da ottobre cominceranno i lavori per finire il restauro del cortile e per aprire nuove sale al pianterreno, per una superfice totale che si aggirerà sugli 800 mq.

Che cosa vuoi che diventi la Fondazione per la città di Milano?

Un luogo di cultura e d'arte vivo e non imbalsamato, dove si possa alternare – cosa molto rara oggi – un lavoro di valorizzazione e di riflessione sull'arte antica e allo stesso tempo di promozione dell'arte contemporanea. In questo senso ci stiamo attivando per studiare una serie di mostre in collaborazione col Comune di Milano, per creare un rapporto di collaborazione stabile, in modo da far diventare la Fondazione uno spazio istituzionale, parallelo a quelli di proprietà del Comune, come il Pac o Palazzo Reale.

In poche parole, come definiresti la Fondazione?

Un luogo dove sia possibile riscoprire e ragionare sul senso del bello nella cultura e nell'arte contemporanee, con uno sguardo anche al passato.

Il 29 settembre la Fondazione aprirà al pubblico alcune nuove sale, con una mostra di Livio Scarpella e l'esposizione di una serie di dipinti antichi. Ci spieghi da che cosa nasce questo curioso mix?

L'occasione è data dall'apertura di nuove sale espositive, oltre che dal ritrovamento di un quadro appartenente alla storica collezione Durini (l'Ecce Homo di Giuseppe Discepoli, detto Lo zoppo da Lugano), a suo tempo trafugato, e oggi recuperato dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Monza; a questo abbiamo voluto affiancare la presenza di un artista contemporaneo di grandissimo talento, Livio Scarpella, già legato alla Fondazione (era tra i vincitori del Premio Durini nel 2002) e la presentazione di una serie di opere d'arte antica che la Fondazione ha acquistato in questi anni, per far "tornare a casa" opere che fanno parte della sua storia, o comunque che hanno avuto un ruolo importante nella storia di Milano: come un capolavoro di Vermiglio, e poi quadri del Nuvolone, del Procaccini e di Paolo Pagani, tutti appartenenti in passato alla collezione Durini, oltre ad altri quadri del Gianpietrino (un allievo di Leonardo), di Antonio Lucini, di Arcangelo Resani e del Voet. Il nostro intento è creare un ponte tra passato e presente, riflettendo sulla storia passata e contemporaneamente guardando all'arte del futuro.

Oltre al tuo impegno per la Fondazione, tu sei anche un pittore molto conosciuto in Italia e all'estero. Il tuo lavoro in questi ultimi anni sta cambiando. Ci vuoi raccontare come si sta evolvendo?

Io ho sempre dipinto guardando la realtà a 360°, senza alcuna preclusione nella scelta dei soggetti, passando liberamente dalla figura umana al paesaggio urbano agli interni. Oggi, anche per il fatto che parte della mia vita si svolge in una megalopoli di 22 milioni di abitanti – San Paolo del Brasile -, il mio stesso sguardo sta pian piano cambiando. Intanto mi affascina molto l'architettura, ma anche, più in generale, la vita della città, il suo sovrapporsi di storie, di scorci, di dettagli differenti e a volte violentemente contrastanti. Così, più che il senso generale della città in senso "europeo", più che la sua atmosfera intesa in senso quasi narrativo, come mi affascinava un tempo, oggi mi piace di più cogliere i dettagli, i piccoli particolari che l'occhio a prima vista non vede o non nota. Allo stesso modo, anche nella rappresentazione della figura umana cerco di cogliere singoli dettagli, parti di corpo, intese proprio come parti di una composizione, quasi come se guardassi un'architettura.

29 settembre 2009
dalle ore 11.30 alle ore 21.00
Via S. Maria Valle 2

ore 12.00
“Passato e Presente”
dialogo tra dott.ssa Maria Teresa Fiorio, storica dell’ arte e
consigliere della fondazione Durini e dott. Alessandro Porro, consigliere delegato casa d’ aste Porro & C.

Presentazione dei dipinti ritrovati della collezione Durini
a seguire lunch

dalle ore 14.00 alle ore 18.00
visita della mostra e del palazzo Durini

ore 18.30 cocktail e inaugurazione della mostra di Livio Scarpella
La mostra rimarrà aperta fino all'11 ottobre tutti i giorni dalle 14 alle18

 

Rumors

Brutto colpo di sole per Daniela Clerici, direttrice di Arte Mondadori. La rivista che fu del grande Nuccio Madera, infatti, dedica il numero estivo agli artisti da comprare. Peccato che, sul fronte italiano, non ne azzecchi uno: qualche nome ovvio come Ontani, e pochi ex giovani, già passati di moda, che nessuno ha mai visto in un'asta. Mentre non ha inserito neppure uno dei tanti bravissimi pittori e scultori italiani ai quali, per dieci anni, ha dedicato servizi e copertine, o che hanno vinto il Premio Cairo: da Pignatelli, a Di Piazza, a Siciliano, a Petrus, a Demetz, e molti altri, un tempo sostenuti dalla battagliera rivista che fu di Madera. Artisti che, nel frattempo – forse l'unica a non accorgersene è proprio la distrattissima diretttrice di Arte – sono finiti nelle aste internazionali con ottimi risultati, o alla Biennale, o in musei importanti come il Pac e il Macro di Roma. Forse l'unica a non accorgersene è stata proprio Daniela Clerici. Un pessimo servizio ai suoi lettori, e soprattutto ai tanti collezionisti che continuano a comprare le loro opere.

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Flash Art ha invece dedicato, con vent'anni di ritardo, e con un piatto compitino da studente di scuole superiori firmato Giacinto Di Pietrantonio, la copertina ad Andrea Pazienza. Curiosa riabilitazione postuma, dal momento che, nei vent'anni precedenti, ha guardato strabicamente e sempre altrove: mentre i pittori italiani, sistematicamente snobbati e vilipesi da Politi, guardavano e leggevano e amavano – loro, sì, davvero, quand'era il momento di leggerlo – proprio le tavole di Andrea Pazienza… Meglio tardi che mai.

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La nuova ondata pittorico-figurativa, che sta finalmente imponendosi sul noiosissimo concettualismo internazionale, è stata "sdoganata" anche dal Corriere della Sera in un articolo di Vincenzo Trione, che, in un articolo intitolato "La rivincita dei pittori neoumanisti: addio al post-minimalismo che ha riempito le gallerie di opere asettiche", denuncia il paradosso per cui "si tende a parlare della pittura come di una disciplina di retroguardia, mentre alle aste i dipinti costituiscono i due terzi dei lotti venduti". E aggiunge che quello pittorico è "un new deal che lascia indifferenti molti critici delle ultime generazioni, spesso vittime di conformismo". Trione cita, tra gli artisti che "vogliono sperimentare, rimanendo dentro la tradizione", alcuni nomi consolidati, come Pignatelli. E, tra i nuovi, il bravo Christian Leperino. Dal canto suo, Luca Beatrice gli fa da sponda, sul Giornale, rincarando la dose. E cita, tra gli artisti da tenere d'occhio, Massimiliano Alioto.

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Trasferta siriana per Desiderio. Il giovane artista è stato infatti scelto per partecipare a un simposio internazionale di pittura a Damasco, assieme a molti altri pittori, giovani e non solo, provenienti da tutto il mondo. Con lui c'era anche il bravissimo artista danese, ma residente a Roma, Hannu Palosuo.

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Mauro Reggio ha vinto il Il Premio Museo d'arte contemporanea e moderna del Museo Michetti di Francavilla al Mare, in occasione della 61esima edizione del Premio Michetti. L'edizione del Premio Michetti è invece stata vinta ex aequo da Angelo Casciello e da Francesco Cervelli. Tra i segnalati, anche Alberto Di Fabio, Stefano Di Stasio e Tommaso Cascella.

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Trasferta argentina di Omar Galliani con… colpo di scena. L'artista doveva infatti esporre una quindicina di quadri al Centro Cultural Borges di Buenos Aires, a fianco dei disegni di Francis Bacon. Solo che, per uno sciopero dei lavoratori argentini, i quadri di Galliani rischiavano di non arrivare in tempo per l'inaugurazione. L'artista non si è perso d'animo, e ha… disegnato su tutti i muri del museo! La mostra è apparsa così ancora più bella e suggestiva, con i grandi disegni di Galliani che occupavano quasi tutte le pareti del Museo Borges.