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Intervista ad Aron Demetz

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5 DOMANDE AD ARON DEMETZ DOPO LA BIENNALE DI VENEZIA

Che opere hai presentato alla Biennale di Venezia?
Ho portato gli ultimi lavori, realizzati con la resina naturale, sui quali lavoro ormai da oltre due anni.

Come nasce l'idea delle sculture ricoperte di resina?
Le resine sono il risultato di un procedimento lungo, che mi accompagna ormai da molti anni, e cioè l'idea di lavorare sulla trasformazione dell'uomo, e su tutto ciò che l'uomo fa con se stesso, o per se stesso. Dal 2005 al 2007 avevo fatto una serie di metamorfosi, dove avevo usato la foglia d'argento e la foglia d'alluminio applicate sul legno: il risultato erano dei corpi che sembravano cambiar pelle, purificandosi, o solamente trasformandosi in maniera profonda. Così, dopo quell'esperienza, ho voluto provare a utilizzare nella stessa maniera la resina, che raccoglievo da anni, ma che non avevo mai provato a utilizzare per le sculture. Mi sembrava una buona soluzione, essendo la resina un materiale molto vicino al legno, e sopratttutto che deriva direttamente da quello. L'uomo che scolpisco d'altra parte può anche essere confrontato con lo stesso albero da cui proviene: da qui l'idea di realizzare una serie di personaggi fermi, immobili, come cristallizzati in una posizione eretta e molto solida.

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Un tempo nelle tue sculture erano presenti oggetti, abiti, accessori di diverso genere... perché oggi questi dettagli sono scomparsi?
L'uso di oggetti o di gesti è senz'altro utile a far "capire" meglio la scultura, ma negli ultimi anni ho cercato di ridurli al minimo o di farne del tutto a meno, lasciando l'uomo nudo, solo, con il minimo indispensabile di addobbi. Poi, certo, nulla è definitivo: le idee vanno e vengono, nascono mille possibilità diverse, e così può anche darsi che, in futuro, io torni a scolpire delle figure più composite e movimentate… ma sicuramente saranno comunque diverse da quelle del passato.

Anche la lavorazione delle tue sculture col tempo è cambiata in maniera radicale: dalla perfetta levigatezza delle opere precedenti, sei giunto oggi a dei volumi lasciati volutamente grezzi, pochissimo rifiniti... ci puoi spiegare il perché di questa scelta?
Oggi io lavoro la scultura con la motosega o con l'ascia, con dei tagli lasciati molto grezzi, apposta per simboleggiare appieno quella specie di "ferita" che, col mio intervento, inevitabilmente produco sul tronco - o se vogliamo sulla persona che è avvolta nel tronco -, e che in molte sculture rimane più che mai visibile… ecco allora che, come per una reazione della natura stessa, l'albero sembra prendersi la sua rivincita su di me, emanando della resina dall'interno del tronco, e in questo modo costruendo, o ricreando, sulla scultura stessa una nuova corteccia, una nuova pelle. Poi, di solito, nella lavorazione della resina torno a essere più raffinato, metto a fuoco e disegno attentamente la figura coi suoi dettagli, donandole quella vitalità che cerco da sempre di ottenere in tutti i miei lavori (e che alla fine, credo, mi rende riconoscibile).

Alla Biennale il tuo lavoro è stato tra i più apprezzati dell'intero Padiglione Italia... cosa ti aspetti dopo quest'esperienza? Stai già lavorando a qualche altro progetto?
L'esperienza di Venezia è stata meravigliosa, per la grandissima visibilità che i lavori hanno potuto avere, e anche per aver potuto constatare come i miei lavori sopravvivano anche in mezzo al lavoro dei miei colleghi… cosa ne uscirà è difficile da dire: si vedrà col tempo se le sculture reggono. In testa mi frullano parecchie idee, ma al momento ho soprattutto bisogno di concedermi una lunga vacanza...

 

Rumors

Si è appena conclusa la Fiera di Bologna con un bilancio tutto sommato positivo. I galleristi sono cautamente soddisfatti, anche quelli stranieri, e pare che abbiano avuto successo soprattutto i giovani artisti e le nuove proposte. Tra le new entry di grido quest’anno si registra l’arrivo della mitica galleria newyorchese di Jonathan Levine, ormai punto di riferimento internazionale del surrealismo pop, che presentava tra i suoi artisti, oltre ai cavalli di battaglia da sempre come Ray Caesar e Tara McPherson, anche gli italiani Fulvio Di Piazza e Marco Mazzoni. Tra le tante curiosità, la Dream Machine di Donato Piccolo, i pupazzi di Luana Perilli (Buster Keaton, Charlie Chaplin, Clara Bow) protagonisti di un video in fiera e al Macro e i badili griffati alla maniera di Wim Delvoy di Bertinetti & Co. Ma certo non solo queste...

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La giovane stilista Anna Kabirova (originaria di una delle più antiche famiglie di Samarcanda, in Uzbekistan) ha appena realizzato una nuova collezione di abiti… d’arte. La stilista, che ha sempre guardato all’eleganza e all’essenzialità del bianco  nero, si è infatti ispirata, per i nuovi modelli, ai recenti quadri in bianco e nero di Svitlana Grebenyuk, che per l’occasione sono stampati direttamente sulla stoffa degli abiti. Il risultato è estremamente elegante ed efficace. Brava Kabirova! Un ottimo esempio di connubio tra arte e moda!

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E’ nata una nuova tendenza formale: la Good Painting. A crearla, su misura per Aldo Damioli, è stata la storica dell’arte Elena Pontiggia. Che dell’artista milanese scrive (in occasione della mostra che inaugura sabato 8 gennaio, ad Ascoli, presso il centro d’arte “L’Idioma”): “Alla Bad Painting, Damioli risponde con una Good Painting, che non è esercizio accademico, ma passione per la precisione e la compiutezza della forma… Le sue sono città filosofiche, sottratte al disordine della vita, dove tutto è nitido come in un negozio di cristalli”. In mostra ci saranno acquerelli e disegni; ma anche sulla carta, l’artista mantiene la sua nitidezza e il suo ordine formale. In una parola, Good Papers.

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Durante le vacanze di Natale è scomparsa Antonina Zaru, gallerista che ha seguito molto la pittura e la scultura italiane. Con la sua Capricorno Gallery aveva infatti condotto un’instancabile lavoro di sostegno agli artisti italiani non solo a Capri - dove aveva portato molti artisti a lavorare per progetti sul territorio - ma in tutt’Italia, con contatti con le istituzioni pubbliche, e spesso anche fuori dai confini nazionali. “Ho un grande rispetto per gli artisti”, aveva detto in un’intervista, “Hanno bisogno di interlocutori, di estimatori per essere incoraggiati, spronati, apprezzati”.

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Il critico Alberto Zanchetta ha passato in rassegna quello che in questi ultimi anni è parso come il simbolo più amato, usato ed abusato nell’arte contemporanea mondiale, onnipresente nelle fiere e nelle rassegne d’arte: il teschio. Ora il lavoro storico-critico è giunto alla fine, ed è pronto per andare in libreria. Il titolo? Fenomenologia della Vanitas: Storia del teschio delle arti visive.

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Pablo Echaurren e Claudia Salaris diventano una Fondazione. Lui - figlio di Sebastian Matta - è uno dei più noti artisti italiani (le sue opere sono in mostra alla Fondazione Roma Museo fino al 28 marzo), lei una delle più accreditate storiche delle avanguardie, e in particolare del Futurismo. La Fondazione Echaurren Salaris riunirà migliaia di manifesti, libri e manoscritti sul Futurismo collezionati da entrambi nel corso degli anni, oltre al lavoro di catalogazione e di studio dell’opera di Matta, e di quella dello stesso Echaurren.

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E’ morto improvvisamente a Madrid, all'età di 51 anni, nella notte tra l’1 e il 2 gennaio, il pittore, architetto e scenografo spagnolo Sigfrido Martín Begué. Pittore “immaginifico”, come l’hanno ricordato gli amici della galleria Il Polittico (che hanno fatto conoscere il suo lavoro in Italia), Martín Begué aveva creato uno stile effervescente, ricco di significati simbolici e dai risvolti neosurrealisti e metafisici. Autore di molte scenografie teatrali, amico di Pedro Almodovar fin dai tempi della Movida madrileña, Begué “viveva intensamente la vita come un musical”, ha detto un amico.

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Non è di Blu, né di Ozmo, né di Bros, tanto per fare i nomi di alcuni tra i migliori street artists italiani. È infatti di un altro street artist, anche lui bravissimo, ma australiano  - Anthony Lister – l’unico graffito “italiano” pubblicato sul volume che la casa editrice Taschen ha dedicato all’arte urbana. “Trespass: A History Of Uncommissioned urban Art” riporta infatti, come unica opera realizzata in Italia, quella che Lister ha realizzato a Legnano nell’aprile del 2008. Speriamo che nella prossima edizione ci sia anche qualche graffito… veramente italiano. Come quello che BluErica il cane hanno realizzato nel 2007 sulla parete esterna del Pac, in occasione della mostra Sweet Art Street Art, unico esempio di street art (legale, in questo caso) realizzata sulla parete di un museo d’arte contemporanea…

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Mentre si attende il nome del vincitore del prossimo Premio Italian Factory per la giovane pittura italiana, che verrà decretato il 15 dicembre alla First Gallery di Roma, Desiderio (vincitore dell’ultima edizione del Premio) è all’Avana. Si dice stia preparando un nuovo ciclo di quadri e un video ispirati alla città cubana. Sorprese in vista?

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Quest’anno è toccato al bravissimo pittore romano Paolo Fiorentino l’onore di offrire l’immagine-simbolo per il convegno dei Giovani imprenditori a Capri, intitolato “Lo Sguardo di Oggi sull’Impresa di Domani”. Fiorentino ha utilizzato, per l’occasione, un quadro intitolato Golden Space, che rappresenta uno dei suoi inconfondibili paesaggi geometrico-futuribili, dipinto però su foglia d’oro. Prima di Fiorentino, avevano già realizzato l’immagine per il convegno annuale dei giovani imprenditori artisti come Cucchi, De Maria, Paladino, Siciliano, Pintaldi, Velasco, Frangi, Busci e Alioto.

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Papa Benedetto XVI, in visita alla città di Palermo, ha appena ricevuto un dono… d'eccezione. Il Comune di Palermo gli ha infatti regalato, durante la cerimonia pubblica - di fronte a più di 200 mila fedeli - il modellino di un carro di Santa Rosalia. Niente di strano, no? Beh, qualcosa di strano c'è. Perché il carro ha grandi onde che ne ornano la prua, due enormi mani in preghiera di fronte alla statua della santa, un pesce che svetta in avanti… e anche una grande "doppia w" – simbolo di "W Palermo, W Santa Rosalia" -, illuminata a poppa. Un po' bizzarro, no? Beh, non più di tanto, se si pensa che l'autore del modellino è nientepopodimeno che Luigi Serafini, uno dei più creativi, geniali e spiazzanti artisti italiani...

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La mostra più provocatoria dell'anno ha appena inaugurato a Praga, nelle bellissime sale della Galerie Rudolfinum. Si intitola Decadence Now! – Visions of Excess. Tra i lavori ormai storici di artisti come Jeff Koons, Cindy Sherman, Araki, Jake & Dinos Chapman, David LaChapelle, Mapplethorpe, Pierre et Gilles, Matthew Barney, Damien Hirst, Keith Haring, Serrano, Gottfried Helnwein e molti altri mostri sacri dell'arte internazionale, spiccava anche un italiano… chi era? Maurizio Cattelan? No: si trattava di Paolo Schmidlin, con le sue celebri sculture-scandalo che rappresentano i sosia della Regina Elisabetta e del Papa in pose equivoche. Un vero successo per uno dei migliori scultori italiani. Con lui, c'era anche un'altra brava artista italiana: era la raffinata scultrice umbra Niba, dall'immaginario trasgressivo e un po' fetish.