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La Milano di Petrus in Happy Family di Salvatores
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Salvatores e Fabio Fazio La Milano di Petrus in Happy Family
di Gabriele Salvatores


A notarlo per primo è stato Fabio Fazio, che in una puntata recente di "Che tempo che fa" ha invitato Gabriele Salvatores, reduce dalla fresca presentazione nelle sale cinematografiche del suo ultimo film, Happy Family, e gli ha detto a bruciapelo: "in questo film tu racconti una Milano sospesa un po' metafisica, proprio come fa un pittore contemporaneo che si chiama Petrus. Tanto che appena ho visto il film mi sono detto: sembra Petrus….
In effetti, in Happy Family, non solo i quadri di Petrus compaiono in più di una scena (alcune tele del pittore milanese sono attaccate alle pareti della casa del protagonista, Fabio De Luigi), ma l'intera città di Milano sembra presa di sana pianta dall'inconografia petrusiana: inquadrature fisse, e palazzi visti quasi sempre dal sotto in su.

 

 

 

 

 

 

"Avevo bisogno di una Milano un po' particolare", ha detto Salvatores a "Che tempo che fa", "e questa inquadratura mi permetteva di tagliare fuori la realtà…". Intervistato da Lisa Corva per "Il Piccolo" di Trieste (città nella quale Petrus è stato ospite da poco, con grande successo, con la mostra Trieste al centro, nell'ex-Pescheria), Salvatores ha dichiarato: «Ho scelto, per arredare il loft del protagonista del film, i quadri di Marco Petrus, il pittore di origine friulana che sto scoprendo adesso: e i suoi quadri mi hanno conquistato. Questa è la Milano che ho cercato di raccontare, una Milano vista dal basso verso l'alto, così come lui la dipinge e la racconta, da anni». Dopo Fazio e "Il Piccolo", ora anche "La Stampa" lo sottolinea, con un articolo della critica cinematografica Egle Santolini. "Qualche volta", scrive il quotidiano torinese, "è solo questione di punti di vista. Al cinema, soprattutto. Prendete Happy Family, il film di Gabriele Salvatores: uno dei suoi elementi subliminalmente decisivi è proprio quel guardare la città di sotto in su, accarezzandone amorevolmente ogni cornicione e ogni modanatura". E allora "non è superfluo rilevare", continua la giornalista, "che in quella Milano upside down c’entra molto un pittore innamorato dell’architettura. Che si chiama Marco Petrus e che nel film è citato esplicitamente con alcuni quadri". "Echi petrusiani sono disseminati qua e là", spiega ancora la giornalista: "in una via Larga percorsa in bicicletta, nei due turriti edifici gemelli di piazza Piemonte, in scorci e sguardi sghembi e laterali. Soprattutto, nella visione di una città colorata e razionale, idealizzata e ripulita, che forse non esiste nemmeno o che magari si rivela per poche ore, in certe terse mattine lombarde che durano troppo poco. E Marco Petrus? Cosa dice di questo interesse di Salvatores per la sua pittura? "Mica lo conoscevo personalmente Salvatores", dice l'artista. "
Un giorno mi telefona un suo collaboratore e mi parla del progetto. Poi arriva in studio Rita Rabassini, la scenografa, e mi chiede in prestito tre o quattro dipinti: un particolare dell’Ospedale Civile di Cattinara a Trieste e una Torre Velasca contro il cielo arancione. Di Trieste vuole anche un edificio civile, la Casa del vento". "Intanto molti milanesi, uscendo dal cinema, cominciano a guardare per aria", conclude "la Stampa". "Provateci, funziona". Sì, ha ragione: anche noi lo facciamo da tempo. Spesso, girando per Milano, ci capita di dire: toh, guarda quello scorcio: sembra un Petrus! Forse oggi lo faranno anche molti spettatori di Happy Family.



Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 16 Giugno 2010 09:59 )  

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Rumors

Dopo Federico Guida, Davide Nido e Felipe Cardeña, quest'anno toccherà a Stefano Abbiati realizzare la copertina del cd del concorso Rock Targato Italia, uno tra le più importanti rassegne per gruppi emergenti italiani, ideata dal produttore musicale Francesco Caprini. Abbiati, che fu tra i finalisti del Premio Italian Factory nel 2004, è oggi considerato uno tra i giovani emergenti più promettenti; la primavera scorsa, una sua personale è stata presentata nell'ambito dell'ultima edizione di (Con)Temporary, al Superstudio Più, a cura di Gianluca Marziani.

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Brutto colpo di sole per Daniela Clerici, direttrice di Arte Mondadori. La rivista che fu del grande Nuccio Madera, infatti, dedica il numero estivo agli artisti da comprare. Peccato che, sul fronte italiano, non ne azzecchi uno: qualche nome ovvio come Ontani, e pochi ex giovani, già passati di moda, che nessuno ha mai visto in un'asta. Mentre non ha inserito neppure uno dei tanti bravissimi pittori e scultori italiani ai quali, per dieci anni, ha dedicato servizi e copertine, o che hanno vinto il Premio Cairo: da Pignatelli, a Di Piazza, a Siciliano, a Petrus, a Demetz, e molti altri, un tempo sostenuti dalla battagliera rivista che fu di Madera. Artisti che, nel frattempo – forse l'unica a non accorgersene è proprio la distrattissima diretttrice di Arte – sono finiti nelle aste internazionali con ottimi risultati, o alla Biennale, o in musei importanti come il Pac e il Macro di Roma. Forse l'unica a non accorgersene è stata proprio Daniela Clerici. Un pessimo servizio ai suoi lettori, e soprattutto ai tanti collezionisti che continuano a comprare le loro opere.

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Flash Art ha invece dedicato, con vent'anni di ritardo, e con un piatto compitino da studente di scuole superiori firmato Giacinto Di Pietrantonio, la copertina ad Andrea Pazienza. Curiosa riabilitazione postuma, dal momento che, nei vent'anni precedenti, ha guardato strabicamente e sempre altrove: mentre i pittori italiani, sistematicamente snobbati e vilipesi da Politi, guardavano e leggevano e amavano – loro, sì, davvero, quand'era il momento di leggerlo – proprio le tavole di Andrea Pazienza… Meglio tardi che mai.

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La nuova ondata pittorico-figurativa, che sta finalmente imponendosi sul noiosissimo concettualismo internazionale, è stata "sdoganata" anche dal Corriere della Sera in un articolo di Vincenzo Trione, che, in un articolo intitolato "La rivincita dei pittori neoumanisti: addio al post-minimalismo che ha riempito le gallerie di opere asettiche", denuncia il paradosso per cui "si tende a parlare della pittura come di una disciplina di retroguardia, mentre alle aste i dipinti costituiscono i due terzi dei lotti venduti". E aggiunge che quello pittorico è "un new deal che lascia indifferenti molti critici delle ultime generazioni, spesso vittime di conformismo". Trione cita, tra gli artisti che "vogliono sperimentare, rimanendo dentro la tradizione", alcuni nomi consolidati, come Pignatelli. E, tra i nuovi, il bravo Christian Leperino. Dal canto suo, Luca Beatrice gli fa da sponda, sul Giornale, rincarando la dose. E cita, tra gli artisti da tenere d'occhio, Massimiliano Alioto.

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Trasferta siriana per Desiderio. Il giovane artista è stato infatti scelto per partecipare a un simposio internazionale di pittura a Damasco, assieme a molti altri pittori, giovani e non solo, provenienti da tutto il mondo. Con lui c'era anche il bravissimo artista danese, ma residente a Roma, Hannu Palosuo.

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Mauro Reggio ha vinto il Il Premio Museo d'arte contemporanea e moderna del Museo Michetti di Francavilla al Mare, in occasione della 61esima edizione del Premio Michetti. L'edizione del Premio Michetti è invece stata vinta ex aequo da Angelo Casciello e da Francesco Cervelli. Tra i segnalati, anche Alberto Di Fabio, Stefano Di Stasio e Tommaso Cascella.

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Trasferta argentina di Omar Galliani con… colpo di scena. L'artista doveva infatti esporre una quindicina di quadri al Centro Cultural Borges di Buenos Aires, a fianco dei disegni di Francis Bacon. Solo che, per uno sciopero dei lavoratori argentini, i quadri di Galliani rischiavano di non arrivare in tempo per l'inaugurazione. L'artista non si è perso d'animo, e ha… disegnato su tutti i muri del museo! La mostra è apparsa così ancora più bella e suggestiva, con i grandi disegni di Galliani che occupavano quasi tutte le pareti del Museo Borges.