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Marco Petrus - Casa del Vento 1 - 2008 - olio su tela - 80 x 100 cmNoLandscape

la sparizione del paesaggio

NoLandscape – la sparizione del paesaggio
Fondazione Bandera per l’Arte, Busto Arsizio (Varese)
7 aprile – 31 maggio 2009

Uno dei temi dominanti del dibattito contemporaneo è quello della trasformazione del paesaggio – sia quello industriale che quello “naturale” – in un concetto nuovo, che sfugge alle definizioni tradizionaliadottate fino a ieri.

La sparizione delle frontiere e delle barriere tradizionali tra città e campagna, la riconversione della vecchia cultura industriale, l’apertura di nuove frontiere “virtuali” attraverso l’uso della rete e della comunicazione globale ha fatto sì che il concetto stesso di “paesaggio” sia infatti andato sparendo.

Nella coscienza degli artisti, questa “sparizione del paesaggio” ha assunto il valore di una perdita, con un contemporaneo tentativo di ridargli vita attraverso la funzione rigeneratrice dei molteplici linguaggi artistici (pittura, fotografia, video).

Se tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento i quadri di “veduta” paesaggistica erano spesso interpretati come mezzo per trasmettere, secondo la sensibilità romantica, lo sgomento per la scomparsa del paesaggio naturale di fronte all’incedere del progresso tecnico-industriale, nel corso del Novecento si è assistito a un processo in qualche modo analogo nei confronti del paesaggio urbano e industriale, riscoperto dagli artisti proprio nel momento in cui anch'esso cominciava a scomparire di fronte all'incedere delle nuove tecnologie e dei mezzi di
comunicazione di massa.

Il risultato è stata la scomparsa dell'idea stessa di paesaggio, e, paradossalmente, una forte riscoperta del tema, da parte degli artisti, con modi e mezzi assolutamente differenti tra di loro, come ipotetica base di partenza per la ricerca di un "sublime" tutto contemporaneo. NoLandscape – la sparizione del paesaggio è dunque una ricognizione tra i diversi approcci che gli artisti contemporanei hanno assunto di fronte alla riscoperta e alla ridefinizione del tema del paesaggio, attraverso l'opera di 17 artisti italiani che su questo tema hanno lavorato a lungo.

La mostra spazia così dagli immensi e magmatici paesaggi naturali di Giovanni Frangi, a quelli fortemente mentali di Aldo Damioli; dalle rigorosissime architetture di taglio quasi astratto di Marco Petrus, alle vibranti città tratteggiate dalla pennellata veloce e istintiva di Alessandro Papetti; dai paesaggi neometafisici di Enrico Lombardi alla New York caotica e spaesata di Bernardo Siciliano; dalle foto oniriche e barocche di Matteo Basilé a quelle follemente immaginarie, ricostruite dalla tecnica combinatoria di Giacomo Costa; dalle periferie corrose e rugginose di Alessandro Busci a quelle astratto-geometriche di Paolo Fiorentino; e ancora dai paesaggi neoromantici di Massimiliano Alioto a quelli realistici e giocosi di Francesca Forcella, alle ampie e desolate periferie urbane di Giorgio Ortona; dalla Roma magica e irreale di Mauro Reggio ai folli incastri di riferimenti differenti e contrastanti, di taglio quasi surreale, di Andrea Zucchi; fino ai paesaggi materici di Luca Conca e ai video e alle fotografie, rigorosi al limite dell'astrazione, ma anche fortemente emozionali di Davide Coltro. 

artisti presenti in mostra:

Testi in catalogo di Alessandro Riva e Luca Beatrice

NoLandscape – la sparizione del paesaggio
Fondazione Bandera per l’Arte
via Andrea Costa 29, Busto Arsizio (Varese)

Conferenza stampa: Fondazione Bandera per l’Arte, giovedì 2 aprile 2009 ore 11

Inaugurazione: domenica 5 aprile 2009 ore 12

dal 7 aprile al 31 maggio 2009
orari: dal martedì al giovedì ore 15-19
da venerdì a domenica ore 10-12.30 / 15-19
chiuso lunedì

per informazioni e immagini: +39.02.36517480 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 è un progetto: Italian Factory
 in collaborazione con: Fondazione Bandera per L'arte

 con il patrocinio del

Comune di Busto Arsizio: 

 Città di Busto Arsizio
 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 19 Giugno 2009 15:29 )  

Rumors

Si è appena conclusa la Fiera di Bologna con un bilancio tutto sommato positivo. I galleristi sono cautamente soddisfatti, anche quelli stranieri, e pare che abbiano avuto successo soprattutto i giovani artisti e le nuove proposte. Tra le new entry di grido quest’anno si registra l’arrivo della mitica galleria newyorchese di Jonathan Levine, ormai punto di riferimento internazionale del surrealismo pop, che presentava tra i suoi artisti, oltre ai cavalli di battaglia da sempre come Ray Caesar e Tara McPherson, anche gli italiani Fulvio Di Piazza e Marco Mazzoni. Tra le tante curiosità, la Dream Machine di Donato Piccolo, i pupazzi di Luana Perilli (Buster Keaton, Charlie Chaplin, Clara Bow) protagonisti di un video in fiera e al Macro e i badili griffati alla maniera di Wim Delvoy di Bertinetti & Co. Ma certo non solo queste...

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La giovane stilista Anna Kabirova (originaria di una delle più antiche famiglie di Samarcanda, in Uzbekistan) ha appena realizzato una nuova collezione di abiti… d’arte. La stilista, che ha sempre guardato all’eleganza e all’essenzialità del bianco  nero, si è infatti ispirata, per i nuovi modelli, ai recenti quadri in bianco e nero di Svitlana Grebenyuk, che per l’occasione sono stampati direttamente sulla stoffa degli abiti. Il risultato è estremamente elegante ed efficace. Brava Kabirova! Un ottimo esempio di connubio tra arte e moda!

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E’ nata una nuova tendenza formale: la Good Painting. A crearla, su misura per Aldo Damioli, è stata la storica dell’arte Elena Pontiggia. Che dell’artista milanese scrive (in occasione della mostra che inaugura sabato 8 gennaio, ad Ascoli, presso il centro d’arte “L’Idioma”): “Alla Bad Painting, Damioli risponde con una Good Painting, che non è esercizio accademico, ma passione per la precisione e la compiutezza della forma… Le sue sono città filosofiche, sottratte al disordine della vita, dove tutto è nitido come in un negozio di cristalli”. In mostra ci saranno acquerelli e disegni; ma anche sulla carta, l’artista mantiene la sua nitidezza e il suo ordine formale. In una parola, Good Papers.

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Durante le vacanze di Natale è scomparsa Antonina Zaru, gallerista che ha seguito molto la pittura e la scultura italiane. Con la sua Capricorno Gallery aveva infatti condotto un’instancabile lavoro di sostegno agli artisti italiani non solo a Capri - dove aveva portato molti artisti a lavorare per progetti sul territorio - ma in tutt’Italia, con contatti con le istituzioni pubbliche, e spesso anche fuori dai confini nazionali. “Ho un grande rispetto per gli artisti”, aveva detto in un’intervista, “Hanno bisogno di interlocutori, di estimatori per essere incoraggiati, spronati, apprezzati”.

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Il critico Alberto Zanchetta ha passato in rassegna quello che in questi ultimi anni è parso come il simbolo più amato, usato ed abusato nell’arte contemporanea mondiale, onnipresente nelle fiere e nelle rassegne d’arte: il teschio. Ora il lavoro storico-critico è giunto alla fine, ed è pronto per andare in libreria. Il titolo? Fenomenologia della Vanitas: Storia del teschio delle arti visive.

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Pablo Echaurren e Claudia Salaris diventano una Fondazione. Lui - figlio di Sebastian Matta - è uno dei più noti artisti italiani (le sue opere sono in mostra alla Fondazione Roma Museo fino al 28 marzo), lei una delle più accreditate storiche delle avanguardie, e in particolare del Futurismo. La Fondazione Echaurren Salaris riunirà migliaia di manifesti, libri e manoscritti sul Futurismo collezionati da entrambi nel corso degli anni, oltre al lavoro di catalogazione e di studio dell’opera di Matta, e di quella dello stesso Echaurren.

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E’ morto improvvisamente a Madrid, all'età di 51 anni, nella notte tra l’1 e il 2 gennaio, il pittore, architetto e scenografo spagnolo Sigfrido Martín Begué. Pittore “immaginifico”, come l’hanno ricordato gli amici della galleria Il Polittico (che hanno fatto conoscere il suo lavoro in Italia), Martín Begué aveva creato uno stile effervescente, ricco di significati simbolici e dai risvolti neosurrealisti e metafisici. Autore di molte scenografie teatrali, amico di Pedro Almodovar fin dai tempi della Movida madrileña, Begué “viveva intensamente la vita come un musical”, ha detto un amico.

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Non è di Blu, né di Ozmo, né di Bros, tanto per fare i nomi di alcuni tra i migliori street artists italiani. È infatti di un altro street artist, anche lui bravissimo, ma australiano  - Anthony Lister – l’unico graffito “italiano” pubblicato sul volume che la casa editrice Taschen ha dedicato all’arte urbana. “Trespass: A History Of Uncommissioned urban Art” riporta infatti, come unica opera realizzata in Italia, quella che Lister ha realizzato a Legnano nell’aprile del 2008. Speriamo che nella prossima edizione ci sia anche qualche graffito… veramente italiano. Come quello che BluErica il cane hanno realizzato nel 2007 sulla parete esterna del Pac, in occasione della mostra Sweet Art Street Art, unico esempio di street art (legale, in questo caso) realizzata sulla parete di un museo d’arte contemporanea…

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Mentre si attende il nome del vincitore del prossimo Premio Italian Factory per la giovane pittura italiana, che verrà decretato il 15 dicembre alla First Gallery di Roma, Desiderio (vincitore dell’ultima edizione del Premio) è all’Avana. Si dice stia preparando un nuovo ciclo di quadri e un video ispirati alla città cubana. Sorprese in vista?

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Quest’anno è toccato al bravissimo pittore romano Paolo Fiorentino l’onore di offrire l’immagine-simbolo per il convegno dei Giovani imprenditori a Capri, intitolato “Lo Sguardo di Oggi sull’Impresa di Domani”. Fiorentino ha utilizzato, per l’occasione, un quadro intitolato Golden Space, che rappresenta uno dei suoi inconfondibili paesaggi geometrico-futuribili, dipinto però su foglia d’oro. Prima di Fiorentino, avevano già realizzato l’immagine per il convegno annuale dei giovani imprenditori artisti come Cucchi, De Maria, Paladino, Siciliano, Pintaldi, Velasco, Frangi, Busci e Alioto.

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Papa Benedetto XVI, in visita alla città di Palermo, ha appena ricevuto un dono… d'eccezione. Il Comune di Palermo gli ha infatti regalato, durante la cerimonia pubblica - di fronte a più di 200 mila fedeli - il modellino di un carro di Santa Rosalia. Niente di strano, no? Beh, qualcosa di strano c'è. Perché il carro ha grandi onde che ne ornano la prua, due enormi mani in preghiera di fronte alla statua della santa, un pesce che svetta in avanti… e anche una grande "doppia w" – simbolo di "W Palermo, W Santa Rosalia" -, illuminata a poppa. Un po' bizzarro, no? Beh, non più di tanto, se si pensa che l'autore del modellino è nientepopodimeno che Luigi Serafini, uno dei più creativi, geniali e spiazzanti artisti italiani...

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La mostra più provocatoria dell'anno ha appena inaugurato a Praga, nelle bellissime sale della Galerie Rudolfinum. Si intitola Decadence Now! – Visions of Excess. Tra i lavori ormai storici di artisti come Jeff Koons, Cindy Sherman, Araki, Jake & Dinos Chapman, David LaChapelle, Mapplethorpe, Pierre et Gilles, Matthew Barney, Damien Hirst, Keith Haring, Serrano, Gottfried Helnwein e molti altri mostri sacri dell'arte internazionale, spiccava anche un italiano… chi era? Maurizio Cattelan? No: si trattava di Paolo Schmidlin, con le sue celebri sculture-scandalo che rappresentano i sosia della Regina Elisabetta e del Papa in pose equivoche. Un vero successo per uno dei migliori scultori italiani. Con lui, c'era anche un'altra brava artista italiana: era la raffinata scultrice umbra Niba, dall'immaginario trasgressivo e un po' fetish.