Alessandro Papetti
Il ciclo del tempo
Palazzo Reale - Milano
dal 3 al 20 settembre 2009
"Alessandro Papetti ha predisposto i gironi dello sguardo, tre cerchi che come un diorama recintano le sue epifanie, un’iconografia che trova scanditi i temi nella denominazione dei tre cerchi: Bosco, Acqua, Vento". Così scrive Achille Bonito Oliva nel catalogo, edito da Skira, della mostra di Alessandro Papetti che dal 3 al 20 settembre 2009 occuperà il cortile di Palazzo Reale a Milano.
I tre grandi “ambienti pittorici” di forma circolare (del diametro interno di 8 metri ciascuno), nei quali il visitatore ha la possibilità di entrare per immergersi fisicamente all’interno dello spazio pittorico sono infatti, per Bonito Oliva, tre "gironi dello sguardo": che consistono, scrive il critico, "nell'elaborazione tridimensionale di una superficie che accoglie il doppio gesto della pittura e della scultura. Tutto è contenuto sulla dura consistenza del materiale che accoglie e nello stesso tempo riflette l'esatta precisione della pittura e la discontinuità sempre manuale del disegno, in una continuità volutamente schematica. Scultura dipinta è l'opera di Papetti, che accetta dalla pittura la precisione geometrica e dal disegno la manualità del segno aperto e felicemente patologico. Papetti allora realizza opere in cui convivono la concezione volumetrica dello spazio, la voluta imprecisione della pittura e l'edonismo di un disegno tracciato nella libertà di una forma che non configura esterni, ma soltanto il proprio percorso interno. Questa diventa un'autentica arte del passaggio, la convivenza della scultura con la pittura ed il disegno, in una continuità di superficie che non richiede giustificazione alcuna. Anzi Papetti aspira ad un ordine capace di coniugare contemporaneamente ogni aspetto della creazione".
Le tre grandi opere circolari, alle quali Alessandro Papetti ha lavorato per oltre un anno, all’interno di un grande capannone (realizzando, così, una vecchia idea a cui l’artista pensava da una decina d’anni), affrontano tre tematiche differenti, ognuna delle quali si riallaccia, idealmente, ad alcuni dei cicli più celebri del suo percorso pittorico: l’acqua, l’aria, il bosco.
“L’idea di questo ciclo di dipinti circolari”, dice Alessandro Papetti, “nasce alcuni anni fa da un’esigenza particolare, quella di ripensare e di approfondire non solo la mia ricerca pittorica, ma la mia posizione e il mio atteggiamento nei confronti della stessa pittura. Da questo è nata l’urgenza di trovarsi in una situazione meno convenzionale, ma dentro di essa, in uno spazio che potesse dilatare i suoi confini al punto da farmi sentire al centro di una differente quanto insolita situazione spazio-temporale. Uno spazio circolare come spazio pittorico differente, alternativo a quello tradizionale, dove, almeno concettualmente, non ci sia né un inizio né una fine, e dove il gesto pittorico possa rappresentare l’inizio del quadro ma, allo stesso tempo, anche la sua fine”.
"All’interno delle strutture metalliche che sostengono le tre grandi tele", scrive ancora Bonito Oliva, "Papetti recinta la sua pittura e spinge astrazione e figurazione verso il figurabile. Dentro i tre gironi si svolge una felice dialettica tra la decisa circolarità della struttura e la vibrante manualità della pittura. Lo spettatore viene sottratto ad ogni contaminazione con l’esterno e posto al centro di ogni confronto, depurato da ogni contatto con immagini estranee a quelle create dall’artista. I tre gironi sembrano stabilizzare la volubilità figurativa e confermare i tre epicentri dell’arte, garantiti dalla presenza in transito del pubblico. Papetti sembra voler fondare quello che Pessoa chiama «la precaria rappresentazione del visibile»: dove il precario denota una connotazione positiva, corrispondente ad una visione del mondo e dell'arte aperta a valorizzare il particolare ed il dettaglio, il relativo ed il quotidiano. (…) Nell'opera di Papetti, passaggio significa eterno movimento, andata e ritorno, senza alcuna gerarchia. Quest'ordine chiede soltanto l'evidenza della propria autonomia linguistica, che prende atto di come rispetto al dignitoso sguardo sociale sia possibile andare oltre la tautologia statistica del presente, per fondare l'intensità di un presente duraturo e circolare, liquido come l’acqua, vaporizzato come il vento e imprevisto come il bosco, i veri soggetti dell’opera totale di Alessandro Papetti".
L’iniziativa è promossa da Palazzo Reale e dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Italian Factory.
Accompagna la mostra un catalogo a cura di Achille Bonito Oliva edito da Skira
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Il ciclo del tempo |
3 – 20 settembre 2009 |
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Orari: |
lunedì 14.30 – 19.30 martedì – domenica 9.30 – 19.30 giovedì fino alle 22.30 Ingresso libero |
| Per Informazioni: |
www.comune.milano.it/palazzoreale |
| Ufficio Stampa: |
CLP Relazioni Pubbliche |
| Ufficio Stampa Comune di Milano: |
Francesca Cassani e Martina Liut |
| Comunicato Stampa ed Immgini su: | www.clponline.it |
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