Marco Petrus
"Trieste al Centro"
ex Pescheria, Trieste
dal 25 ottobre al 29 novembre 2009
Ogni mostra è, per Marco Petrus, l'occasione per un viaggio alla scoperta dei luoghi più segreti di una città. Attraverso la geometria celata dietro le linee orizzontali e verticali dei suoi palazzi, Petrus va infatti in cerca dell'anima nascosta sotto la griglia urbana, in un dialogo asciutto e rigoroso, quasi metafisico, sconfinante a tratti nell'astrazione. Così è stato, in passato, in occasione di molte mostre dell'artista, da Shanghay, a Londra, fino a Roma e ovviamente a Milano, città nella quale il suo discorso sull'architettura urbana ha preso l'avvio.
In questo suo ultimo ciclo pittorico, Petrus concentra la sua attenzione su Trieste, attraverso la riscoperta di alcuni dei suoi edifici più caratteristici, soprattutto degli anni Trenta e Quaranta, ma anche attraverso la vibrante geometria di alcuni palazzi meno conosciuti. Da lì l'artista si spinge verso le grandi capitali del Centro Europa: Vienna, Lubiana, Budapest e Praga. È questo il cuore della grande mostra "Trieste al centro" allestita dal 25 ottobre al 29 novembre 2009 nello straordinario spazio del Salone degli Incanti dell’ex Pescheria di Trieste (2.000 metri quadri di superficie espositiva), organizzata dal Comune di Trieste in collaborazione con Italian Factory.
Una quarantina di grandi tele raffigurano, infatti, non solo l'anima e il cuore "architettonico" di una città, Trieste - unica, per la sua ricchezza culturale, la sua molteplicità di stimoli e la sua straordinaria vitalità, e insieme la sua malinconia, fortemente "letteraria" e onirica -, ma anche di alcune delle città che, idealmente, le sono collegate, per il loro carattere di confine, di porte d'Europa, di luoghi aperti agli incroci di lingue e di tradizioni culturali: quel crogiuolo di identità differenti che, forti delle proprie tradizioni, della propria storia e della propria architettura, sono rilette oggi, visivamente, da Petrus come "pretesti compositivi per fare pittura", come lo stesso artista ha dichiarato. Ecco allora lo sguardo di Petrus spostarsi, dagli storici edifici di Trieste (con gli edifici di Max Fabiani, dei primi del '900, come la Casa De Stabile o l'Hotel Balkan; o il mercato coperto di Cammillo Jona, degli anni Trenta), attraverso quelli, più moderni, degli anni Quaranta (con i palazzi progettati da Umberto Nordio, come la Casa Alta, o la "Casa del vento" di via Hermet, progettata da Battigelli), più qualche proiezione in avanti fino all'Ospedale di Cattinara, costruito nel 1965 da Luciano Semerani; fino agli scorci architettonici di Vienna, di Lubiana, di Praga, di Budapest.
"Non è un mistero che Petrus punti alla sintesi estrema", scrive Luca Beatrice nel catalogo (Silvana editoriale) che accompagna la mostra. "Alla fine, i suoi lavori si riducono quasi a motivo astratto-decorativo, ma sempre sente il bisogno di ancorarsi alla realtà. All’esistenza, a un edificio, uno scorcio, un paesaggio di cui si celebra l’assenza più che non la presenza. (…) Petrus", scrive ancora il critico, "rivela che ogni mostra è pretesto per un viaggio. Pittura come forma di conoscenza. Sappiamo che lui si prepara, documentandosi avidamente su guide, cartine, sfruttando ogni informazione e 'dritta' di conoscenti e amici locali che sanno qualcosa di più su quello o quell’altro palazzo, costruzione, casa privata, edificio pubblico. Da questo punto di vista il suo metodo non è dissimile ai pittori viaggiatori del XVIII secolo, in gran parte stranieri, che visitando l’Italia cercavano vestigia dell’antico, del classico, come se fosse quella l’età dell’oro, la culla fondativa della cultura europea".
"Petrus è riuscito a cogliere una originale verità di Trieste", srive, sempre nel catalogo, lo studioso Francesco Cataluccio. "Alla fine, i palazzi, nei dipinti di Petrus, sono linee. Linee come segno del movimento, come godimento del movimento, come paradosso del movimento. Luci e ombre che esaltano, e nello stesso tempo contraddicono, la geometria, stabilendo, nella fissità del quadro, una precaria percezione delle forme reali. Dello spirito della Mitteleuropa, in alcuni palazzi emblematici, Petrus ha còlto la sua radicale messa in discussione di tutte le certezze, il malinconico spaesamento".
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Marco Petrus |
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