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| Cross Painting |
| Opere in mostra |
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Cross Painting
A cura di Alessandro Riva
Superstudio Più (con)TemporaryArt - MILANO
dal 22 al 30 Marzo 2010
Cross Painting riunisce le opere di sette artisti contemporanei che indagano, con attitudini, approcci e finalità differenti, il rapporto di scambio e di reciproca suggestione tra pittura ed altri mezzi espressivi, quali il disegno, il video, la foto, l’animazione. Cross Painting è un’indagine sul backstage artistico, uno sguardo sul lavoro di sperimentazione e di ricerca di alcuni artisti rispetto al mezzo pittorico, dove le suggestioni provenienti dall’uso del video, o dall’utilizzo della grafica digitale, o del semplice segno amatita o a penna, o altre tecniche, come l’uso di resine o di agenti chimici per creare ruggini sul supporto dell’opera, produce effetti di riforma e di straniamento dell’immagine pittorica, non sempre visibili ed evidenti a un primo sguardo.
Ecco allora esposte in mostra le tecnopitture di Daniele Girardi (Verona, 1977), realizzate con una tecnica innovativa: elaborazioni digitali mixate alla pittura tradizionale – tecnica che è diventata la caratteristica dell’artista – messe a confronto con l’animazione video delle sue opere, con il disegno e il collage. Le affollate tele di Desiderio (Milano, 1978), si alternano, senza soluzione di continuità, ai suggestivi e stranianti video e alle sue bizzarre performance dal sapore onirico. Le opere in bianco e nero di Svitlana Grebenyuk (Ucraina, 1979), sono il risultato di un lavoro di estrema sintesi formale, di scarnificazione del segno pittorico e cromatico. I grandi quadri di Andrea Zucchi (Milano, 1964), – a cui l’artista approda dopo un complesso lavoro di ricerca di costruzione dell’immagine –, e i suoi raffinati disegni a penna biro, costituiscono un gioco di continui rimandi tra segno e colore. Le complesse e stratificate opere di Cristiano Tassinari (Forlì, 1980), – olii, acetati, fotografie, ecc. – rimandano agli echi delle sue sculture e installazioni. Le tele quasi monocromatiche di Luca Conca (Gravedona, 1974) alludono al lavoro sul segno, ma anche al rapporto con l’immagine fotografica. E infine, le grandi composizioni di Alessandro Busci (Milano, 1971), nelle quali si alternano tecniche tradizionali ad altre fortemente sperimentali, quali l’uso della ruggine su supporti metallici, oltre che di pigmenti, di acidi e smalti, in un complesso processo di mutazione e interazione reciproca tra un elemento e l’altro.





