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Bernardo Siciliano - Nude City
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Bernardo Siciliano - Nude city

Bernardo Siciliano

Nude City

Bernardo Siciliano, uno degli artisti appartenenti fin dalla prima ora alla scuderia di Italian Factory, espone a Roma, nella prestigiosa sede del Macro, al Testaccio – negli spazi, da poco rinnovati, della Pelanda – il suo nuovo ciclo di lavori, in una personale intitolata "Nude City". Romano di nascita, ma newyorchese di adozione, Siciliano fin dal 1996 dipinge New York, i volumi severi delle sue periferie, il tempo scandito delle strade vuote, i parcheggi immobili, i chiaroscuri disegnati da raggi radenti. Una pittura della realtà, scandita dalla passione per l’osservazione e la contemplazione del grande spettacolo americano, che con la sua naturalezza e spontaneità costruisce e modella lo spazio a specchio dell’anima. Oggi mescola queste suggestioni con una serie di ritratti di uomini e donne, che posano per lui nudi.

"Dipingo da molto tempo vedute urbane", racconta l'artista. "Fin da quando ho vissuto a Roma ho dipinto la mia città, e da più di dieci anni vivo a New York, che è diventata il tema dei miei quadri. Amo però rappresentare una New York più nascosta. Una città diversa da quella turistica e famosa, ma che è il vero specchio degli Stati Uniti… In Nude City ho voluto anche dipingere, oltre la 'città nuda', alcune figure femminili raccontandole attraverso il loro corpo, quasi desiderando che questi soggetti e questi nudi potessero respirare, grazie a una narrazione niente affatto naturalistica, legata invece a una ispirazione e a un vero e proprio sentimento di classicità”.

Bernardo Siciliano è nato a Roma nel 1969. Comincia a dipingere in giovane età e tiene la sua prima personale alla Galleria Carlo Virgilio di Roma nel 1986, nella quale espone una serie di pastelli su carta: "le terre della cromia mediterranea, leggera come la polvere perduta dalle ali delle farfalle", come scrive Attilio Bertolucci nell'introduzione al catalogo. Nel 1991 si tiene la mostra personale presso la Galleria Il Gabbiano di Roma, dove Siciliano presenta una serie di paesaggi romani, nei quali è chiara la sua adesione alla pittura di realtà, sostenuta dalla materia "tesa, lavorata, sincera" (Roberto Tassi). I ritratti sono soggetto privilegiato di una mostra presentata a Roma, 1993; nello stesso anno l’artista è invitato a Palazzo delle Esposizioni per la collettiva Giovani Artisti IV. Tra le collettive di questo periodo ricordiamo: Paesaggi italiani (Firenze, Palazzo degli Affari 1994) e Capolavori contemporanei (Perugia, Rocca di Umbertide 1994). Nel 1996 Bernardo Siciliano si trasferisce a New York, ne scopre la luce e comincia a dipingerne gli edifici industriali che si affacciano sul fiume, i parcheggi: le visioni della metropoli americana declinata nelle diverse stagioni e ore del giorno.

Nel 1999 inizia ad esporre a New York; “Urban Views” è la sua prima personale presso Forum Gallery , a seguire “Bernardo Siciliano” nel 2003, “New Paintings” nel 2006 e la recente conclusasi nel marzo 2010.

Continua a esporre anche in Italia, con personali e collettive: XXI Quadriennale Italia 1950-1990 (Roma, Palazzo delle Esposizioni 1996), Da Fattori a Burri, (Conegliano, Palazzo Sarcinelli, 1998), Sulla pittura - Artisti italiani sotto i 40 anni, (Conegliano, Palazzo Sarcinelli, 1999), Sui Generis (Milano, Pac, 2000).

Nel 2003 è tra i protagonisti delle prime tre tappe del progetto Italian Factory

tra gli eventi collaterali della 50ma Biennale di Venezia, a Strasburgo, presso il Palazzo del Parlamento Europeo e al Palazzo della Promotrice delle Belle Arti di Torino, dove entra anche a far parte del progetto di Fabrizio Ferri, Ritratti.

Nel 2004 espone alla Galleria Forni di Milano e nel 2005 tiene una personale a Palazzo della Ragione, sempre a Milano. Nello stesso anno a Roma, al Chiostro del Bramante, presenta Jet-lag.

Nel 2006 si affaccia al mercato asiatico con “Chinatown” una mostra personale presentata nello stesso anno a Milano, Fondazione Durini prima, a Shanghai nel prestigioso Liu Hai Su Art Museum poi.

Una prima monografia antologica, dedicata al suo lavoro degli ultimi dieci anni è edita da Electa.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Silvana Editoriale a cura di Maria Ida Gaeta e Lea Mattarella con un racconto di Alessandro Piperno.

 



Ultimo aggiornamento ( Giovedì 24 Giugno 2010 11:22 )  

Rumors

Dopo Federico Guida, Davide Nido e Felipe Cardeña, quest'anno toccherà a Stefano Abbiati realizzare la copertina del cd del concorso Rock Targato Italia, uno tra le più importanti rassegne per gruppi emergenti italiani, ideata dal produttore musicale Francesco Caprini. Abbiati, che fu tra i finalisti del Premio Italian Factory nel 2004, è oggi considerato uno tra i giovani emergenti più promettenti; la primavera scorsa, una sua personale è stata presentata nell'ambito dell'ultima edizione di (Con)Temporary, al Superstudio Più, a cura di Gianluca Marziani.

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Brutto colpo di sole per Daniela Clerici, direttrice di Arte Mondadori. La rivista che fu del grande Nuccio Madera, infatti, dedica il numero estivo agli artisti da comprare. Peccato che, sul fronte italiano, non ne azzecchi uno: qualche nome ovvio come Ontani, e pochi ex giovani, già passati di moda, che nessuno ha mai visto in un'asta. Mentre non ha inserito neppure uno dei tanti bravissimi pittori e scultori italiani ai quali, per dieci anni, ha dedicato servizi e copertine, o che hanno vinto il Premio Cairo: da Pignatelli, a Di Piazza, a Siciliano, a Petrus, a Demetz, e molti altri, un tempo sostenuti dalla battagliera rivista che fu di Madera. Artisti che, nel frattempo – forse l'unica a non accorgersene è proprio la distrattissima diretttrice di Arte – sono finiti nelle aste internazionali con ottimi risultati, o alla Biennale, o in musei importanti come il Pac e il Macro di Roma. Forse l'unica a non accorgersene è stata proprio Daniela Clerici. Un pessimo servizio ai suoi lettori, e soprattutto ai tanti collezionisti che continuano a comprare le loro opere.

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Flash Art ha invece dedicato, con vent'anni di ritardo, e con un piatto compitino da studente di scuole superiori firmato Giacinto Di Pietrantonio, la copertina ad Andrea Pazienza. Curiosa riabilitazione postuma, dal momento che, nei vent'anni precedenti, ha guardato strabicamente e sempre altrove: mentre i pittori italiani, sistematicamente snobbati e vilipesi da Politi, guardavano e leggevano e amavano – loro, sì, davvero, quand'era il momento di leggerlo – proprio le tavole di Andrea Pazienza… Meglio tardi che mai.

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La nuova ondata pittorico-figurativa, che sta finalmente imponendosi sul noiosissimo concettualismo internazionale, è stata "sdoganata" anche dal Corriere della Sera in un articolo di Vincenzo Trione, che, in un articolo intitolato "La rivincita dei pittori neoumanisti: addio al post-minimalismo che ha riempito le gallerie di opere asettiche", denuncia il paradosso per cui "si tende a parlare della pittura come di una disciplina di retroguardia, mentre alle aste i dipinti costituiscono i due terzi dei lotti venduti". E aggiunge che quello pittorico è "un new deal che lascia indifferenti molti critici delle ultime generazioni, spesso vittime di conformismo". Trione cita, tra gli artisti che "vogliono sperimentare, rimanendo dentro la tradizione", alcuni nomi consolidati, come Pignatelli. E, tra i nuovi, il bravo Christian Leperino. Dal canto suo, Luca Beatrice gli fa da sponda, sul Giornale, rincarando la dose. E cita, tra gli artisti da tenere d'occhio, Massimiliano Alioto.

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Trasferta siriana per Desiderio. Il giovane artista è stato infatti scelto per partecipare a un simposio internazionale di pittura a Damasco, assieme a molti altri pittori, giovani e non solo, provenienti da tutto il mondo. Con lui c'era anche il bravissimo artista danese, ma residente a Roma, Hannu Palosuo.

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Mauro Reggio ha vinto il Il Premio Museo d'arte contemporanea e moderna del Museo Michetti di Francavilla al Mare, in occasione della 61esima edizione del Premio Michetti. L'edizione del Premio Michetti è invece stata vinta ex aequo da Angelo Casciello e da Francesco Cervelli. Tra i segnalati, anche Alberto Di Fabio, Stefano Di Stasio e Tommaso Cascella.

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Trasferta argentina di Omar Galliani con… colpo di scena. L'artista doveva infatti esporre una quindicina di quadri al Centro Cultural Borges di Buenos Aires, a fianco dei disegni di Francis Bacon. Solo che, per uno sciopero dei lavoratori argentini, i quadri di Galliani rischiavano di non arrivare in tempo per l'inaugurazione. L'artista non si è perso d'animo, e ha… disegnato su tutti i muri del museo! La mostra è apparsa così ancora più bella e suggestiva, con i grandi disegni di Galliani che occupavano quasi tutte le pareti del Museo Borges.