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Alessandro Papetti
Ultime Mostre Internazionali
Una calda estate in giro per il mondo per Alessandro Papetti. L'artista milanese è infatti stato dapprima protagonista di una importante mostra personale a Tokyo – la prima mostra dell'artista in Giappone, intitolata "Spazi dinamici" (all'Istituto di Cultura Italiano, nel mese di giugno 2010); mentre ora è a Vancouver, alla Byschlen&Mowatt Gallery, con un'altra mostra personale, intitolata "Indagine sul movimento" (fino al 17 luglio 2010).L'esposizione è costituita da tele che affrontano il tema della città, esplorato negli ultimi anni senza soluzione di continuità dall'artista milanese, e dalle nuove tele imperniate attorno alla tematica dei boschi, soggetto sviluppato a partire dall'imponente Ciclo del tempo, esposto per la prima volta a Palazzo Reale di Milano nel settembre 2009, con la cura di Achille Bonito Oliva. Com'è noto, in quell'occasione l’artista aveva realizzato tre grandi tele circolari, della circonferenza di 26 metri ciascuna, raffiguranti il Cerchio dell'Acqua, il Cerchio del Bosco e il Cerchio del Vento.
Ora Papetti torna sul tema della città e del movimento, attraverso alcune tele raffiguranti una serie di paesaggi urbani, che paiono ripresi in movimento, come se fossero visti attraverso il finestrino di un'auto in corsa. Conducendo una riflessione speculare sugli spazi, siano essi artificiali come quelli architettonici degli scenari urbani o naturali come quelli delle foreste, Papetti si lascia ammaliare dalla velocità, prediligendola come mezzo espressivo ma anche come elemento narrativo; non solo la gestualità connotante la sua pittura si esprime qui liberamente, scegliendo sovente di forzare anche i limiti imposti dalla figurazione, ma diventa elemento del racconto, soggetto stesso dell'opera. Non a caso, molti dei dipinti riportano nel titolo il richiamo al “passare veloci”, dichiarando apertamente una mobilità dello sguardo e del corpo. Scenari in transizione, gli spazi di Papetti si muovono, acquisendo la qualità dinamica del gesto pittorico, come venendone liberati. Se si tratti di movimento fisico o interiore, non è dato di sapere: certo sembra solo il dato di impermanenza dei soggetti, che transitano inquieti attraverso le tele. Siano essi enormi navi addormentate nei bacini di carenaggio o tronchi nodosi persi nel verde della vegetazione, gli elementi che compongono queste tele sono esiti diversi su una medesima riflessione le cui tracce sono rinvenibili lungo tutto il corso della produzione dell’autore. Lo scambio metaforico tra spazi interiori e luoghi fisici, il dialogo tra l’elemento architettonico e il luogo – che è sempre luogo di memoria, anche quando la memoria si svuota – il desiderio di cogliere lo spazio temporale sospeso tra la transitorietà degli istanti, si condensano in questi dipinti, i quali segnano una tappa ulteriore nella ricerca inesausta verso un linguaggio pittorico in grado di incarnare una profonda tensione esistenziale e una riflessione aperta sulla forma.





