| Indice |
|---|
| Giorgio Ortona - I corpi Le nature morte Le costruzioni |
| Galleria Fotografica |
| Contatti ed Informazioni |
| Tutte le pagine |

Giorgio Ortona
I corpi Le nature morte Le costruzioni
A cura di Vittorio Sgarbi
“Nel settembre del 1997”, scrive Vittorio Sgarbi, “a Jerez de la Frontera, Antonio Lopez Garcia, uno dei primi artisti viventi, conversa amabilmente con Giorgio Ortona, romano come Schifano (entrambi sono nati in Libia), ma con una formazione artistica legata alla Spagna di Lopez. Fra i due, molti centimetri di differenza (Ortona è alto e smilzo), ma una sola generazione a dividerli, anche se a guardarli sembrerebbe di più. (…) A un certo punto”, continua Sgarbi, “il maestro spagnolo dice a Ortona che in una sua opera, Costruzione romana, sente la presenza dell’ossigeno. Metaforico, precisa subito Lopez, ‘etico ed estetico’.Ma Lopez è persona troppo attenta al peso delle parole perché quell’ossigeno mentale, nel senso dell’ampiezza di respiro, non abbia anche una corrispondenza visiva nelle opere di Ortona.
A guardare Costruzione romana, come altri paesaggi della periferia romana, tipici di Ortona, in cui le palazzine di cemento armato offendono, ma non riescono a zittire la campagna circostante, quell’ossigeno lo vediamo anche noi, chiaro, puro, disintossicante. Non è un elemento accessorio, ma strutturale della figurazione: senza di esso, l’immagine, caratterizzata da una grande precisione nella resa delle simmetrie e delle somiglianze, ma secondo una sintesi ‘all’italiana’ che condivide solo in parte la ossessione per il dettaglio di Lopez Garcia, avrebbe tutto un altro senso, sicuramente più prevedibile, convenzionale. E invece va a scombinare le carte, conferendo ariosità e leggerezza a un ambiente suburbano che dovremmo immaginare in maniera opposta, cupo, greve”.
Giorgio Ortona, in mostra alla Fondazione Durini di Milano, è un pittore dalla forte carica gestuale e dal ritmo incalzante, che opera una sorta di frammentazione continua del paesaggio urbano in vista di una ridefinizione delle sue coordinate di base, a partire da una forte soggettività emozionale. Antonio Lopez Garcia, che è stato suo maestro, e col quale ha mantenuto un rapporto di amicizia e di reciproca stima, ha detto, nella conversazione con l'artista a cui fa riferimento Sgarbi (e che viene pubblicata per la prima volta nel catalogo Electa che accompagna la mostra milanese), che il lavoro di Ortona si basa su "un linguaggio della pittura molto morandiano, sensibile, delicato e sostanzioso". Si tratta, ha detto il grande artista spagnolo, di "una pittura straordinaria (…) perché autentica e originale, molto colta, e così colta che non si nota, così come dovrebbe essere, senza presunzione e senza ostentazione". "Qui", ha detto ancora Lopez Garcia, "c’è uno sguardo che non cerca niente, uno sguardo che non ambisce a niente. A me questa libertà piace molto (…). Anche se il tutto non è definito nei dettagli", Ortona, secondo il grande artista spagnolo, è riuscito "a costruire la percezione della profondità, soprattutto nel cielo e nelle parti più lontane. Quei toni scuri in primo piano, certi accenni di verde nel prato, l’accordo di quei gialli accesi con tutte quelle tonalità luminose (…) suggeriscono la natura, la distanza, tutta la distanza in cui è situato questo paesaggio in relazione all'artista".
Il paesaggio di Ortona, infatti, non è mai oggettivo, ma profondamente soggettivo: solo apparentemente monotono, è in realtà assai vario nella continua reinvenzione di dettagli, particolari, punti di fuga improvvisi e inaspettati, o addirittura la ripetizione improvvisa di uno stesso edificio già dipinto nello stesso quadro, ma ripreso secondo una prospettiva leggermente diversa; quello di Ortona è un paesaggio continuamente ricostruito secondo punti di vista inconsueti, sovrapposti, secondo armonie e disarmonie spaziali di grande intensità emotiva, con una pittura vibrante, fatta di scarti improvvisi, di cancellature, di abrasioni e di ripensamenti continui. “Che derivi in maniera più o meno mediata da quella di Lopez Garcia”, ha scritto ancora Vittorio Sgarbi, “mi immagino Ortona ancora più radicale dello spagnolo nel concepire la precarietà come fondamento dell’arte. Non mi sorprenderei se, a distanza di tempo dalla realizzazione di certe sue opere incompiute, si presentasse presso i galleristi, i collezionisti, o i semplici possessori che le detenessero, con pennelli e colori, e dicesse loro: ‘Scusate, avevo lasciato in sospeso un discorso, e nel frattempo qualcosa è cambiato. Se permettete, avrei ancora cose da dire, e non è nemmeno detto che siano le ultime’. Chi non lo lasciasse fare, in piena libertà, dimostrerebbe di avere capito poco o niente dell’ossigeno di Giorgio Ortona, verdadero romano, a suo modo nuovo Vespignani, nuovo Schifano, nuovo Guccione”.
Nato a Tripoli (Libia) nel 1960, Giorgio Ortona vive e lavora a Roma.
Dopo la laurea in Architettura, presso l'Università di Roma, frequenta un corso internazionale di pittura, sotto la direzione di Antonio Lopez Garcia, presso l'Università di Cadice in Spagna.
Ha esposto in numerose mostre personali e collettive. Tra le più recenti: nel 2002, La città di mezzo, presso Studio Nuova Figurazione a Ragusa; nel 2004, Nel labirinto, presso la Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Ciampino.
Nel 2005 presenta Metamorfosi urbane, alla Galleria Officina 14 a Roma e in seguito il progetto Tangenziale Est, negli spazi dell’Università del Molise a Campobasso.
Tra le principali mostre collettive: nel 2001, Cantieri Romani, presso il MACRO di Roma; nel 2002 la partecipazione al Premio Michetti, Italia-Argentina, a Francavilla al Mare; nel 2003 una collettiva organizzata presso l'Istituto Italiano di Cultura di Washington. Nel 2005 è invitato alle rassegne Realisme 05, Galerie Beukers, Amsterdam, Artparis 05, Carrousel du Louvre, Parigi e XXXII Premio Sulmona, Rassegna d'Arte Contemporanea, Ex Convento di Santa Chiara, Sulmona.
Nel giugno 2005 partecipa, in collaborazione con Italian Factory, a Miracolo a Milano, presso il Palazzo della Ragione di Milano. Le sue opere sono entrate a far parte di collezioni pubbliche tra cui quella del MACRO, Museo d’Arte Contemporanea di Roma, dell'AC, Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Ciampino (Roma), della Pinacoteca Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea di Forlì e della Pinacoteca di Sulmona (L'Aquila). Nel 2007 partecipa all'importante rassegna collettiva The New Italian Art Scene presso il TFAM Taipei Fine Art Museum in Taiwan, a cura di Alessandro Riva. Sempre nello stesso anno partecipa alla mostra Arte Italiana 1968-2007 Pittura, una collettiva ideata da Vittorio Sgarbi, allestita negli spazi di Palazzo Reale a Milano. Nel 2008 insieme a Paolo Fiorentino e Mauro Reggio partecipa alla collettiva Memento Armato negli spazi della Fondazione Durini a Milano. Nello stesso anno partecipa al progetto espositivo "Rumors" a Torino in concomitanza con Artissima15. l’anno successivo è invece invitato alla collettiva No Landscape alla Fondazione Bandera di Busto Arsizio.








